venerdì, dicembre 09, 2005
tutte le nuove recensioni musicali possono essere trovate qui:
venerdì, gennaio 09, 2004
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thanks for your patience.
venerdì, dicembre 19, 2003
the chinese stars
napoli 6/10/2003
http://www.thechinesestars.com/
sabato, giugno 28, 2003
the psychic paramount
napoli 9/12/2002








http://www.thepsychicparamount.com/
mercoledì, giugno 18, 2003
calla, napoli 31/3/2003





sito ufficiale:
http://users.vei.net/eacherhundreds/eh101-calla.htm
info+mp3+video:
http://www.insound.com/searchall.cfm?query=CALLA&type=ARTIST
recensioni:
http://pitchforkmedia.com/cgi-bin/search2/search.cgi?terms=calla
dischi consigliati:
scavengers, (young god records, 2001)

televise, (arena rock, 2003)

mercoledì, maggio 21, 2003
ONEIDA, napoli 20/5/2003
3 nerd che se li vedi più nerd non si può. Due di loro hanno gli occhiali, un altro la pancia da birra e una calvizie incipiente. Uno di loro non riesce nemmeno ad attraversare la strada, e sta lì fermo ad aspettare per oltre 5 minuti, evidentemente nessuno gli ha spiegato che a Napoli quando attraversi la strada devi guardare a destra-sinistra-sopra-e-sotto, anche se la strada è a senso unico, anzi soprattutto se è a senso unico! Insomma questi ONEIDA sembrano proprio 3 sfigati. Ma siamo sicuri che sia proprio così? Sul loro ultimo (capo-)lavoro “Each One Teach One” c’è uno sticker che avverte “Discover The Miracles Of Your Third Eye With The First Truly Heavy Psychedelic Rock Record Of The New Millennium”, e infatti quando i nostri salgono sul palco la trasfigurazione è totale: prendono i loro strumenti e iniziano a suonare invasati, poche volte si fermeranno durante questo concerto, se non per sostituire una corda o cambiare strumento. Quello che fa più impressione è il batterista, Kid Millions, quello che suona e il modo in cui lo suona tramuta la sua espressione paciosa in una smorfia, un ghigno malefico che lo fa assomigliare più a un demone che altro! La sua potenza fa paura! Non può essere umano! Più volte ci chiediamo come facciano i suoi occhiali a rimanere lì lì tranquilli sul suo naso e a non rovinare sfracellandosi sul rullante della batteria, e infatti di lì a poco seli toglierà. Nel frattempo il microfono della gran-cassa chiede pietà. Poi c’è il bassista/cantante/chitarrista, Hanoi ‘Baby’ Jane, il panzone calvo di cui sopra, uno per cui i guitar-solo, le corna e le posa da heavy-metal-band hanno ancora un significato, e meno male! Mostra orgoglioso la sua pancia e crediamo che tutto questo sia fantastico! Peccato che purtroppo la sua voce non si senta tanto bene da dove ci troviamo noi, ma crediamo sia molto meglio vivere un concerto in prima fila piuttosto che sentirlo bene dalle ultime, sempre e comunque! E poi c’è lui, il grande maestro psichedelico degli organi, Fat Bobby Matador…. Organi? Musica per Organi caldi? In realtà il suo organo è uno solo, piccolo e sfigato anche lui, ma quello che esce da quell’organo e da quelle mani! Gli occhi chiusi, quasi in estasi, lui prende a schiaffi quei tasti bianchi e neri e dagli speakers partono folate esoteriche che ti fanno dubitare della tua sanità mentale, acidi incontrollabili che penetrano la tua mente con immagini, visioni pesantemente psichedeliche…… il terzo occhio che si apre? Magari sì, tra un paio di giorni ci ritroveremo con un buco in fronte e le orecchie in sciopero. Non cene stupiremmo assolutamente. Ascoltare le tempeste elettriche oneidiane è davvero emozionante, le loro ‘canzoni’, se così vogliamo chiamarle, ma sono molto di più in realtà, visioni sonore, sinestesia, non durano mai sotto i 5 minuti, e sembra davvero essere trasportati in un altro mondo... gli Oneida hanno un groove pazzesco che ti entra in testa e ti apre il cervello a metà…. Grandi! Leggende metropolitane dicono che gli Oneida siano soliti suonare in capannoni abbandonati alla periferia di Brooklyn o in boschi scuri e minacciosi, e registrare lì i loro rituali magico-sonori… Ecco ieri non ci saremmo meravigliati se aprendo gli occhi ci fossimo ritrovati nel bel mezzo di una foresta scura e incantata, se ci fossimo ritrovati in trance ad avere visioni. Gente che molto probabilmente è lì al loro primo concerto guarda e ascolta rapita, non si capisce se dalla paura o dall’ammirazione per i tre maestri alchemici, e le alternative sono due: o questo sarà il primo e ultimo concerto della loro vita, o inizieranno a seguire, sfatti e drogati, gli Oneida in giro per tutto il mondo; c’è anche gente che quando tutto finisce ruba le bacchette del batterista, vabbè. Noi ci accontentiamo di scaletta, autografi e una corda di basso spezzata e lasciata lì, a terra. Alla fine del concerto chiacchieramo un po’ con i musicisti, scesi in mezzo al pubblico subito dopo il concerto senza riposarsi un momento (e senza nemmeno una doccia!), “How can u play this way everynight?”, e Fat Bobby Matador: “io faccio solo questo: suono e poi vado a dormire… bevo vino, mi diverto….”; ancora gli chiediamo della sera prima, quando hanno suonato a Roma, nella stessa serata, nello stesso locale, insomma insieme alla talentuosa Cat Power, ossia quell’affascinante catatonica che risponde al nome di Chan Marshall, e lui dice che era un po’ preoccupato (preoccupato lui!!) perché non sapeva cosa aspettarsi, loro sono così pesanti e invece la musica di Cat è così ‘mellow, you know’, e invece poi è andato tutto bene, sono piaciuti entrambi alla gente. Gli diciamo di aver letto che a Cat non piace suonare dal vivo, e lui: “she is very nice but…. well…. A bit crazy!!”; “avete suonato qualcosa insieme?” gli domandiamo ancora, e lui: “oh, i’d love to, but i told you: she is crazy!!”; ecco così sfumata quella che poteva essere la più incredibilmente strana collaborazione mai vista e udita in italia, la voce di Cat Power+ le pesantezze degli Oneida. Poi intercettiamo il batterista Kid Millions, ancora con in capelli completamente fradici di sudore, e sempre più increduli e stupiti gli chiediamo “come cazzo fai a suonare ogni sera così? you are the best drummer i have ever seen!!”, in realtà pensiamo “come fa questo a non schiattare sul palco?”, e lui, ritornato lo sfigato nerd di prima, si schernisce timido “ oh thanks, i am not the best, i jut play you know…”. Compriamo i dischi che prima possedevamo solo in mp3 “Anthem Of The Moon” + “Each One Teach One” (abbiamo in regalo anche un raro 7 pollici split Oneida/Brother JT!) e usciamo dal locale rammaricandoci solo di non aver sentito la canzone super-monstre “ANTIBIOTICS” (“è da tanto che non la suoniamo, non cela ricordiamo”, ci confessa Fat Bobby Matador che tutto è tranne che ‘fat’), sperando per loro che abbiano un buon autista che li guidi fino alla prossima tappa, e intanto le orecchie ancora fischiano e gli occhi vedono cose che non esistono, apparizioni fantasmatiche insomma. Di ritorno in macchina non abbiamo potuto, osato!, ascoltare la radio, anche se dentro c’era la cassetta live del buon vecchio caro Vinicio Capossela, troppi i suoni che già di per se riempivano con vita propria, indipendente e colorata le nostre orecchie. Guidando, nel buio della notte napoletana, ricordiamo una vecchia intervista a Kim Gordon, bassista/cantante dei Sonic Youth; a chi le chiedeva cosa mancasse nella musica di oggi, dichiarava sicura “l’ elettricità”….. beh, noi crediamo che la sexy Kim dovrebbe proprio andare a vedersi uno show degli Oneida, un giorno o l’ altro, se non l’ ha fatto già. Rimarrà folgorata come noi?
sito ufficiale:
sito dell' etichetta:
http://www.jagjaguwar.com/jagjaguwar/
http://www.jagjaguwar.com/jagjaguwar/oneida/
info+mp3:
http://www.epitonic.com/artists/oneida.html
recensioni:
http://pitchforkmedia.com/cgi-bin/search2/search.cgi?terms=oneida
info+video+mp3:
http://www.insound.com/searchall.cfm?query=ONEIDA&type=ARTIST
dischi consigliati:
anthem of the moon, (jagjaguwar, 2001)

each one teach one, (jagjaguwar, 2002)

lunedì, maggio 19, 2003
the hub, napoli 18/5/2003
La prima volta che New York copia l’ Italia e ne esce sconfitta? Noi abbiamo gli ZU, loro ci propongono The Hub. Un basso, una batteria, un sassofono. Il flyer dice “immaginate gli slayer che incontrano coltrane a uno show dei sonic youth!”, ok, se vogliamo proprio essere buoni, dei sonic youth qualche ombra qua e la si sente, ma di coltrane nemmeno quella! E gli slayer? Forse giusto qualche spruzzo degli esordi hardcore. La musica che suonano gli hub è un free jazz freddissimo, minimale soprattutto nella batteria (elettronica), con squarci hardcore dovuti al basso che d’improvviso diventa poi un funk spettrale e bianco a tratti. Sono pure simpatici questi hub che si presentano in scena con una specie di bavaglino e suonano con il leggìo, il batterista vestito da pugile che ci chiede di supportarli e di comprare i loro cd (a prezzo speciale poiché siamo nell’ ‘home of pizza’, e lui ama la pizza!), tutte le smorfie del pazzo bassista che ci ringrazia alla fine di ogni pezzo ("THANK YOU!!”), e il sassofonista depresso (‘guardate con che pazzi mi ritrovo a suonare!’, sembra voler dire il suo sguardo); ma noi preferiamo tenerci i nostri fenomenali spacca-orecchie ZU!! Forse è perché siamo stati tutto il concerto seduti? Non abbiamo vissuto questo show.
sito:
http://www.innovarecordings.com/albums/579.html
disco:
trucker (innova recordings, 2002)

venerdì, maggio 16, 2003
the ex, napoli 15/5/2003
Una banda di anarco-squatters che vengono da Amsterdam sul loro furgone giallo, dei quarantenni punk vestiti di rosso che suonano ancora e spaccano molto di più di certi ragazzini con i pantaloni larghi e la cresta verde, ecco chi sono gli EX. The Ex suonano oceani di rumore, non certo melodie né (post-)rock convenzionale, il loro è un post-punk rabbioso figlio di questo mondo schifoso in cui viviamo, eppure il loro è un suono pacificato come un monaco zen cullato dall’ OM; sembra quasi di perdersi, nuotare appunto, in questo suono così duro eppure così avvolgente, invitante, affascinante nella sua forza. “naufragar m’ è dolce in questo mare”, scriveva tampo fa qualcuno…. Il tutto creato da 2 chitarre che come minimo avranno 20 anni per una tanto sono messe male (a entrambe manca il mi cantino, ma a che servirebbe? A spezzarsi subito, sicuramente), per non parlare degli amplificatori, e poi una batteria così grezza e allo stesso tempo così dinamica, le percussioni, come stare nel cuore del grande continente nero, un contrabbasso che enorme gigante si erge dal caos, come una zattera che ha visto mille tempeste, un archetto a suonarlo, così dolce e perturbante, ammaliante dissonanzen, una voce che sbraita proclami politici, volete di più? Il suono è così dinamico e coeso, impastato come cemento armato, il muro del suono a tratti fa paura, eppure, eppure più di una persona balla, estasiata! Anche le ragazze si lasciano andare, e quando ballano loro lo scopo è raggiunto, vortici sonori che smuovono. Immagini stranite di questo concerto: una chitarra ed un contrabbasso suonate attraverso una radiolina da 4 soldi, strano eppure è successo, un ragazzo che legge una fanzine, riesce a leggerla, in tutto questo magma sonoro, incurante, strano eppure è successo, una chitarra percossa da un’ asta di ferro, e poi percorsa da un cucchiaio, strano eppure è successo, un cantante che sembra di guidare una manifestazione, attraverso un megafono, urla invettive al sistema, invettive più vere di tante false stelle, e tutto diventa un insieme, i pochi avventori di un piccolo locale che diventano suono, massa, folla, essi stessi cassa di risonanza per un wall of sound impressionante, che quasi tira giù il locale, rumore rumore rumore, non ci stancheremo mai di ripeterlo! Gente impazzita richiama la sudata band per due bis, cosa possono mai essere 2 bis per loro dopo che hanno occupato case ad amsterdam, il cantante quasi collassa sputando l’ anima nel microfono. La cosa più buffa accade alla fine del concerto, come sempre; i musicisti che si coprono le orecchie, doloranti e disturbati, quando il dj mette su un po’ di microwaves, errori elettronici! Loro, che hanno fatto tutto quel rumore!!
Menzione necessaria anche per il sassofonista che ha aperto per loro, John Butcher, come fa a tirare fuori dal suo sassofono suoni del genere? Solo la sua voce, il suo corpo, la sua gola, il suo fiato? Non ci sono limiti alla (sua) musica, e lui sembra scoppiare dentro il suo strumento, o è proprio il suo strumento a penetrarlo?
sito ufficiale:
info + mp3:
http://www.epitonic.com/artists/theex.html
info:
recensioni degli ultimi due album prodotti da steve albini:
http://www.pitchforkmedia.com/record-reviews/e/ex/starters-alternators.shtml
http://www.pitchforkmedia.com/record-reviews/e/ex/dizzy-spells.shtml
dischi consigliati:
tumult (ex records, 1993)

joggers and smoggers (ex records, 1992)

mudbird shivers (ex records, 1995)

starters alternators (ex records/touch and go, 1998)

dizzy spells (ex records/touch and go, 2001)

mercoledì, maggio 14, 2003
devics, napoli 13/5/2003
Sarah ha i capelli biondo platino e gli occhi azzurri, si presenta in scena con una cuffietta di jeans cucita da lei, ha due fiori di stoffa ai lati e fiori colorati ricamati sul suo vestito, le scarpette sono nere e strane. La voce di Sarah è come una carezza del tuo amante al mattino, all’alba, come velluto blu si infila nel tuo petto e ti porta via il cuore, stringe e non sai se quello che senti è malinconia o ardore. Sarah canta di un amore diventato fantasma su una nave che affonda, l’ orchestrina suona intorno, l’oceano sbuffa e ringhia, l’ acqua ti sale alla gola e tu nuoti, gli occhi stupiti di scoprire un mondo così ovattato, in passato già conosciuto, forse. Sarah è una donna che canta canzoni d’amore perduto in una notte scura, è diventata pazza, la sua cantilena ti fa paura, ma solo perché non la capisci. La musica intorno è un sogno onirico, la notte intorno è rossa e calda, elettronica. Le strade scorrono, il cuore viaggia. Schiavo d’amore, della musica, del dolore. Le orecchie attente, gli occhi chiusi. La testa stringe ricordi andati, il cuore le ripete di non soffrire e batte, continua a battere forte. Più di tutto il resto.
info + mp3:
dischi consigliati:
the ghost in the girl ep (splinter records, 2000)

my beautiful sinking ship (bella union, 2001)

the stars at saint andrea (bella union, 2003)

sabato, maggio 10, 2003
trumans water, napoli 7/5/2003
Il gruppo più rumoroso che abbia mai visto! 3 persone sotto anfetamina acida che fanno più rumore possibile. Ecco, recensione finita. Boom boom boom. Dite che è troppo poco? Ok, va bene… Lo scopo dei TRUMANS WATER, appunto, è fare più rumore possibile, e chissenefrega delle nostre orecchie. Hanno anche l’ardire di chiedercelo ad un certo punto, quasi a sfotterci: “siamo abbastanza rumorosi? È doloroso? Noi cerchiamo di fare sempre del nostro meglio…. We try hard”. Ammettiamolo, è veramente dura assistere ad un concerto dei trumans water, ASCOLTARLO, viverlo… per me, naturalmente temerario massimo, è già la seconda volta e l’idea di tappi protettivi per le orecchie inizia a farsi strada nella mia mente, un imperativo categorico quasi; la prima volta li vidi sempre a napoli ma in un nottingh hill più che vuoto, con le solite 10 persone presenti, peccato questa volta manchino i super-demenziali soul junk come supporto! Se diventiamo sordi come faremo a goderceli per una terza, quarta, quinta volta ancora? Immaginate un locomotiva in corsa, un intercity, un eurostar, di più, un concorde dei treni, se mai esiste, ecco ora immaginate che questo treno venga sparato da un bazooka amplificato da un muro di amplificatori… ci siete? Questi sono i trumans water, un suono che vi fa sanguinare le orecchie, e voi lì, in ginocchio, a chiedere pietà perché non ne potete più; loro sembrano divertirsi un sacco, con le loro voci da paperino che si cimenta con il death e le loro chitarre fender prese dalla spazzatura, anzi comprate nuove e poi buttate in un cassonetto e recuperate un mese dopo, il batterista sembra essere quello che si diverte di più, un folle assoluto, ecco se mai dovessimo indicare la pena più severa per qualcuno che cresce ad mtv e radio deejay indicheremmo quella di essere la sua bacchetta per un paio di minuti, non so se mi spiego, il tipo picchia come un ossesso, e ad un certo punto gli vola anche una bacchetta (il tipo di cui sopra cresciuto a mtv e radio deejay, speriamo) che noi prontamente gli ributtiamo e lui recupera al volo, e via così, verso nuovi infiniti scrosci tempestosi, elettrici. Il cantante ringrazia e dice di stare attenti alle palle dei nostri occhi chè potrebbe ricapitare, ma, lo ripeto, stasera l’ unica cosa a cui bisogna stare attenti è le proprie orecchie. È come trovarsi in mezzo ad un temporale, e poi questo temporale diventa un diluvio, e poi un tornado, e poi all’ improvviso questo tornado si trasforma in un un terremoto, e poi un’eruzione vulcanica, e poi un maremoto, e poi una tsunami gigantesca!! Ecco un concerto dei trumans water, una tsunami che ti entra da un orecchio e ti esce dall’ altro portandosi via il cervello!! Alla fine, nei camerini, per farci fare un autografo, il batterista ci riconosce come quello che gli ha fatto i suoni? “Grazie amico mio” ? Questi stanno fuori! Grazie a dio, aggiungeremmo noi!! Ancora una volta è stato tributato il giusto omaggio al dio rumore, questa sera! La nota curiosa della serata è il freakettone di turno, strafatto di una non meglio identificata sostanza, che passa tutto il tempo del concerto fumando e dondolando, sì dondolando, e chiacchiera con uno dei cantanti come se fosse un suo vecchio amico, anche mentre sta cantando, e chiede al batterista di fare una cover, che non si capisce cos’è, forse ha semplicemente preso troppo sul serio la sua maglietta rossa ‘NEED HELP? ASK ME!’








sito ufficiale:
dischi consigliati:
Spasm Smash Xxxoxox-Ox Ass (homestead, 1993)

Godspeed The Punchline (homestead, 1994)

Peel Sessions (strange fruit, 1995)
Apistogramma (justice my eye/elevated loin, 1997)
The Singles 1992-1997 (no sides records, 2003)

You Are In The Line Of Fire And They Are Shooting At You (homesleep records, 2003)
"In short, Trumans Water is a fucked-up band for fucked-up people living in a fucked-up world."
(taken from http://www.pitchforkmedia.com )